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La rabbia e a propaganda politica ignorano cosa c'è dietro l'assegnazione di un alloggio: una direttiva europea che mira a evitare il problema dei campi rom e graduatorie che prendono in considerazione solo gli aventi diritto

Ancora una casa popolare assegnata a una famiglia rom, ancora una protesta dei residenti di una periferia dimenticata dallo Stato, ancora strumentalizzazioni di gruppi politici o pseudo tali, che nella confusione di propaganda e realtà fomentano rimostranze di piazza dai dubbi confini legali. A Roma la storia della guerra tra poveri si ripete in un loop che va avanti ormai da anni. Siamo a Casal Bruciato, periferia est della Capitale sorta tra gli anni sessanta e settanta. Nel quartiere, dove in meno di tre chilometri quadrati abitano oltre ventimila persone, la protesta era già scoppiata il mese scorso, quando in via Cipriano Facchinetti un gruppo di residenti era sceso in strada rovesciando dei cassonetti per protestare contro l'assegnazione di un alloggio popolare ad una famiglia di rom. Il nucleo familiare alla fine aveva dovuto abbandonare la casa.

Photo by Antonio Masiello/Getty Images

Un rischio che corre anche la famiglia di 14 persone che ieri, dopo essersi vista assegnare un appartamento, ha dovuto assistere a una protesta dove non sarebbero mancate minacce. A fomentare la manifestazione gli immancabili rappresentanti di CasaPound, i camerati abusivi che occupano un edificio nel cuore della Capitale, mentre protestano per gli alloggi regolarmente assegnati. I fascisti del terzo millennio però sono stati tra i pochi a non aver abbandonato quella periferia facendo proseliti dove la rabbia trovava terreno fertile. Tralasciando le formazioni pseudo politiche che vivono di propaganda, desta più scalpore come con puntualità e violenza la campagna politica riesce a nascondere la realtà dando in pasto all'opinione pubblica il nemico di turno per far convogliare su un capro espiatorio le sofferenze di una parte della popolazione stremata dall'abbandono dello Stato.

Ai romani viene raccontata la favola delle case regalate ai Rom. Nulla si dice del piano di superamento dei campi rom, una direttiva europea che il comune di Roma prova con lentezza e difficoltà a far rispettare. Non si parla mai di come le assegnazioni delle case popolari vengano fatte secondo una graduatoria che consente un alloggio solo a chi ne ha diritto, non a chi è irregolare. Si parla poco di come quegli alloggi precedentemente fossero stati occupati, di come i diritti fossero stati trasformati in privilegi goduti da chi non rispettava le regole. Si specula solo sui più deboli, fomentando odio e non fornendo soluzioni legalitarie. Il “rimandiamoli a casa loro” non può essere attuato nei confronti di chi è nato in Italia. La “ruspa sui campi Rom” non può transitare se prima non si capisce dove mandare le migliaia di persone che vi risiedono. Un'idea di integrazione che consenta anche di controllare che tutti rispettino le regole, che i bambini vadano a scuola, che i genitori lavorino e paghino le tasse, scompare dietro la propaganda.

Meglio la guerra tra poveri. Chissà se questa volta lo Stato riuscirà a imporsi non facendo scappare l'ennesima famiglia, magari ricordando anche ai residenti la propria presenza, almeno simbolicamente, potenziando i mezzi pubblici, pulendo le strade e accendendo qualche luce nelle buie strade di periferia. 


Fonte: WIRED.it
 
 
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