Loading color scheme

In un paese normale, uno scrittore che ha venduto milioni di copie, che è stato tradotto in tutto il mondo, dai cui libri sono stati tratti film e serie tv, sarebbe un orgoglio nazionale. A maggior ragione se tutta questa notorietà è stata conquistata da un ragazzo cresciuto a Casal di Principe e che ha pubblicato un best seller mondiale, all'età di 27 anni, attaccando frontalmente la camorra.
E invece no; in Italia, ormai, Roberto Saviano è una delle figure più attaccate dalla destra e dai giornali che a quell'area fanno riferimento. Ma quale sarebbe la sua colpa? Ai tempi, Silvio Berlusconi lo accusava spesso di “sporcare l'immagine dell'Italia” (come se la cosa grave non fosse che una parte del nostro paese è governato dalla malavita, ma avere il coraggio di denunciarlo); oggi gli attacchi allo scrittore si concentrano soprattutto su due aspetti: la casa a Manhattan e la vita sotto scorta.

Ma c'è una novità: in una sua “inchiesta” (ripresa ampiamente anche da Il Giornale), Panorama fa le pulci ai guadagni di Saviano; arrivato a incassare – tra libri, diritti d'autore e contratti con varie case di produzione – circa 13 milioni di euro in più di dieci anni.

Dovremmo forse stupirci di una cosa del genere? Dovrebbe essere sorprendente che l'autore di uno dei libri più venduti al mondo dei tempi recenti sia diventato ricco? Eppure, sono proprio le scelte lessicali utilizzate da Panorama che fanno capire come i guadagni di uno scrittore di fama planetaria vengano visti (da loro) come una colpa: “Saviano si è portato a casa intorno ai 13 milioni di euro”; scrive infatti il settimanale.

Leggi anche

Come se fosse una cosa di cui vergognarsi; come se – essendo diventato ricco grazie al suo lavoro – non avesse più diritto di difendere i migranti o l'ex sindaco di Riace Mimmo Lucano. Come se queste cose fossero in contraddizione tra di loro. Accuse che fanno ridere a maggior ragione perché arrivano da un settimanale dalla forte impronta liberista, che dovrebbe apprezzare chi conquista lauti compensi nell’impresa privata, ma invece espone al pubblico ludibrio Saviano per i guadagni ottenuti grazie al suo lavoro nel mondo.

Non manca, ovviamente, un riferimento alla celebre casa di Manhattan. Sempre secondo Panorama, Saviano avrebbe la totalità “del capitale di una società americana che vale più o meno un milione di euro e che potrebbe essere un'immobiliare”. Bene, c'è qualcosa di sospetto in tutto ciò? Fa male Saviano a investire i suoi soldi e comprarsi la casa che vuole nella città che preferisce? C'è qualcosa di immorale nel decidere di vivere a New York in un (immagino) bellissimo appartamento che i propri guadagni consentono di acquistare?

Ricapitolando, le terribili colpe di Saviano sono di essere uno scrittore di successo che ha deciso di vivere a New York. E che tutto questo lo ha conquistato mettendo alla berlina la camorra e, di conseguenza, a rischio la propria vita. E pensare che a Manhattan ha vissuto per lungo tempo anche una beniamina della destra come Oriana Fallaci; perché in quel caso non era una colpa? Forse solo agli scrittori con determinate posizioni politiche è vietato vivere “in un attico a New York”?

D'altra parte, l'odio di una certa destra per Saviano ha origini lontane. In particolare, la Lega oggi guidata da Salvini soffrì moltissimo il fatto che Saviano, per primo, denunciò la forte presenza della malavita organizzata al nord. Oggi, l'esistenza della ‘ndrangheta in Lombardia e altrove viene data per scontata; ma non era così nel 2010, quando Saviano tenne un monologo da Fabio Fazio in cui parlò della mafia calabrese in Lombardia e dei suoi rapporti con la politica. Un discorso talmente inaccettabile che l'allora ministro degli Interni Roberto Maroni chiese (e ottenne) di poter replicare alle parole di Saviano sempre durante il programma di Fazio.

Insomma, Saviano ha conquistato il suo successo raccontando la camorra, facendo nomi e cognomi dei camorristi direttamente in piazza a Casal di Principe (davanti a migliaia di persone), portando l'attenzione dell'opinione pubblica sulla presenza della malavita anche al nord. Una figura di questo tipo, ha la scorta. Messa così, sembra la cosa più normale del mondo. E invece no. Non secondo Panorama: perché “non si sa bene chi ha davvero minacciato Roberto Saviano” e “i documenti che dovrebbero dimostrare il pericolo, e la sua attualità dopo 12 anni di protezione ininterrotta, non ci sono. Nessuno li ha mai visti”. Ritornano in mente le parole di Giovanni Falcone, quando – molto amaramente – si chiese in una trasmissione tv: “Per essere credibili bisogna essere ammazzati?”.

Qual è davvero la colpa di Saviano? Probabilmente, il suo successo suscita parecchia invidia a scrittori e giornalisti che si considerano più dotati di lui ma hanno guadagnato molto meno di 13 milioni di euro in 10 anni. O forse, la sua colpa più tremenda è quella di aver chiamato “buffone” Matteo Salvini in un video visto milioni di volte. Si sa, per chi si presenta come l'uomo forte al comando, non c'è niente di più pericoloso che essere sminuito con appellativi di questo tipo (ancora più, forse, del “ministro della malavita”).

Sarebbe bello vivere in un paese in cui le polemiche su Saviano si concentrano solo ed esclusivamente sulle accuse di aver copiato ampi stralci di Zero Zero Zero o sulla qualità dei suoi ultimi sforzi letterari. Insomma, sul suo lavoro di scrittore. Ma questo potrebbe succedere solo in un paese normale; non certo in Italia.


Fonte: WIRED.it
 
 
 Possiamo aiutarti?